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Vaccini e anticorpi monoclonali, le nuove strategie di cura a un anno dall'inizio della pandemia

Efficacia dei vaccini, ruolo degli anticorpi monoclonali, eventuali effetti collaterali o resistenza alle varianti del Covid-19 e prospettive di uscita dalla pandemia. Sono stati questi, a un anno dalla pandemia, i temi al centro, della web conference online "Vaccini e anticorpi monoclonali: nuove strategie di cura", organizzata dal Centro Studi Americani in collaborazione con Edra e moderata dall'onorevole Beatrice Lorenzin, deputata e coordinatrice Health&Science Bridge, già Ministro della Salute.

A introdurre la conferenza il professor Claudio Pignata, Immunologo dell'Università Federico II di Napoli che ha ribadito l'importanza di fermare la circolazione del virus, bloccando le varianti. "Per fare questo - ha spiegato il Professore - è importante favorire la copertura vaccinale della popolazione ed è essenziale la rapidità con cui la campagna vaccinale verrà portata avanti".

Daniele Notarangelo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Washington D.C. ha spiegato come "in questa situazione occorre procedere in tempi più rapidi alla vaccinazione di massa, tenendo presente le indicazioni che provengono dai dati scientifici. Abbiamo adisposizione vaccini diversi, prodotti con tecnologie diverse e con diversa natura chimica, alcuni basati su RNA e altri veicolati tramite virus, che non hanno la capacità di replicarsi, ma che producono quelle proteine che servono ad indurre la risposta immunitaria. I vaccini a base di virus che divengono vettori del vaccino, hanno efficacia maggiore già a partire dalla prima dose. Gli anziani hanno una risposta diversa dai soggetti giovani, quindi vanno protetti in maniera più aggressiva e devono ricevere le due dosi in modo ravvicinato. Lo stesso gli operatori sanitari e i soggetti che hanno patologie che li rendono vulnerabili. Per i soggetti giovani è diverso: per questo potrebbero essere vaccinati con il vaccino AstraZeneca".

Giuseppe Novelli, Genetista e Professore di Genetica Medica presso l'Università Tor Vergata di Roma e l'Università del Nevada ha invece ricordato i risultati straordinari nell'anno appena passato: "A distanza di un anno abbiamo 73 vaccini già in sperimentazione clinica, 21 che hanno raggiunto lo stadio finale per andare in sperimentazione umana, 78 in fase preclinica (in vitro e su animali): questo era un risultato impensabile soltanto un anno fa. Lo scorso anno parlavamo di monoclonali perché non sapevamo quale sarebbe stata la situazione dei vaccini. Oggi siamo vicini al risultato. Non ci sono vaccini di serie A e di serie B, anche perché le Agenzie del Farmaco sono molto serie e quelli che vengono approvati sono efficaci. Ci può essere un vaccino più adatto di altro per determinate categorie. I risultati ottenuti in Inghilterra e Scozia sono incredibili e lì hanno usato più che altro AstraZeneca: l'analisi sul campo supera ogni sperimentazione". Ha poi aggiunto: "L'obiettivo è impedire la circolazione del virus. Le varianti originano dove c'è stato meno controllo del virus. Secondo i primi dati, anche i vaccinati iniziano ad avere una diminuzione di infettare. Sugli anticorpi monoclonali guardiamo con grande fiducia, perché i vaccini non bastano, abbiamo anche pazienti da curare, mail plasma iperimmune, su grandi numeri, non ha funzionato. Attualmente gli anticorpi monoclonali sono tanti, una cinquantina, in fase di sperimentazione. Quelli già disponibili, sono un paio, ma sono i primi; quelli nuovi possono avere risultati sulla risposta a cellulo-mediata e stanno dando risultati interessanti. Resta il problema dei costi e degli investimenti sul processo produttivo. Per questo, il rapporto pubblico privato per questo tipo di tecnologie è fondamentale".

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